ISTITUTO COMPRENSIVO SAN FRANCESCO - ANGUILLARA SABAZIA

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I laboratori didattici  nascono dalla necessità di offrire agli allievi uno spazio di comunicazione on-line per renderli partecipi del processo della costruzione delle competenze, attraverso l’uso e la fruizione consapevole delle nuove tecnologie multimediali. Tale attività intende essere uno strumento che possa fornire ai ragazzi materiali didattici, costruiti utilizzando i linguaggi della moderna comunicazione e utili all’esplorazione anche autonoma degli argomenti di studio, che ogni studente, nel rispetto dei propri tempi, avrà modo di assimilare per confrontarsi poi con i compagni e il docente della classe.


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Dieci minuti di Davide L.

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Dieci minuti sono un quantitativo di tempo che appare quasi nullo, volatile, intangibile, ma che in realtà ha una durata che può variare ed espandersi, quasi al confine del giorno. Un tonfo, poi un altro, e un altro ancora; un pavimento bagnato, asfalto. Una scarpa tocca terra, si solleva un po' di polvere, poi l’altra fa lo stesso, e si sposta un sasso, grigio, sul manto stradale. Un paio di gradini interrompono bruscamente il nero dell’asfalto, con una superficie marmorea. Ogni fibra di pietra che interrompe il candido del marmo è una linea che distrae, e va in dispersione, come un’onda nella pietra. Il piede di un’insegna si fa appena notare, e scompare quasi alla vista del tappeto, rosso, con delle nappe agli angoli. Come ha potuto un autore della fama di Vincent Van Gogh vendere solo un quadro quando il mondo aveva la fortuna di averlo in vita? Le striature di velluto del tappeto sono parallele, con un po' di lanugine aggrovigliata e scomposta. Le scarpe, toccando il tappeto, piegano le striature del velluto, lasciando delle tracce, ben visibili, tutte piegate nello stesso senso. Il passo si fa più affaticato, si trova a fare pressione sul tappeto per scalare i gradini. Le aste che tenevano il tappeto a contatto con i gradini ruotano quasi impercettibilmente ad ogni movimento. I gradini finiscono e viro a destra, cammino sempre più affrettato, sempre dritto, giro a sinistra, poi di nuovo a destra. Lentamente mi volto verso un quadro. Cosa mi aspetta? Non so se alzare lo sguardo. Gli occhi acconsentono. Di fronte a me appare finalmente la figura tanto attesa. L’onda concentrica attraversa l’occhio, si solidifica assume una sembianza plastica, il verde e l’azzurro, il blu formano un movimento che fa ruotare lo sguardo, lo fa scorrere, fino ad un tratto, scuro, che si affaccia su un fondo verde, che dà su un occhio azzurro, spiritato, profilo vero e vissuto, e pennellate su pennellate ossessive, ombre, luci, rughe, il rosso della barba, tangibile, reale; un volto uscito direttamente dalla Battaglia di San Romano del maestro Paolo Uccello. Lo sguardo intimidatorio trafigge nel profondo della mente e dell’anima. Autoritratto di Vincent Van Gogh, 1889.


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L’ospite indesiderato di Alessandro B.

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Adolescenza, questo termine viene spesso utilizzato dagli adulti quando non riescono a risolvere i nostri problemi, ad attribuire un volto alle nostre paure, quando non riescono a colmare il vuoto di un’anima in piena, cullata da un letto di lacrime. Ma cosa vuol dire davvero “adolescenza”? L'adolescenza è una fase della crescita caratterizzata da diversi cambiamenti: fisici, comportamentali e psicologici. Sono molti, a parer mio, i fattori che contraddistinguono questa tappa della vita: il passaggio dall’infanzia all’età adulta, la difficile ricerca dell’autonomia, il corpo che cambia, la voce più intensa. A livello psicologico ci si sente inghiottiti da un turbine, smarriti, confusi, mani tese in nostro aiuto che non riusciamo a vedere o che consideriamo nemiche, spesso in preda a cambiamenti di umore, a volte felici e poco dopo disperati. Questo turbine sta inghiottendo anche me. Spesso il bisogno di emergere, di farmi notare, mi porta a compiere azioni, a dire cose e a pensare in un modo che pochi anni fa non avrei nemmeno sognato. Fortunatamente credo di essere sempre stato un ragazzo simpatico, credo di aver sempre fatto sorridere le persone, credo che quest’ultime mi vogliano bene; tuttavia è proprio quel semplice “credo” che mi spedisce nel più profondo dei baratri. Ed è proprio lì che la più oscura delle mani, disposta ad aiutarmi, apparirebbe d’oro. In quel baratro è facile confondere gli ideali di vita, un modello da seguire, mentre si è alla ricerca del più ambito e ricercato tesoro: la sicurezza. Ed allora ci sembra di essere l’unico fiore nero, il brutto anatroccolo, un ospite indesiderato. Tutto ciò non è reale, ecco, ecco un altro punto: la distorsione della realtà, ciò che vediamo, ciò che pensiamo non è reale, è una visione comandata e voluta da noi stessi che quasi ci sentiamo consolati nel nostro malessere. Allora sorridiamo, sorridiamo perché la vita è unica!


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La gazzella di Silvia G.

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Il comportamento degli adolescenti con i loro coetanei varia, di volta in volta,  a seconda della compagnia che essi frequentano. L’idea principale e riassuntiva è per tutti quella della competizione. In qualsiasi campo i ragazzi hanno il bisogno di arrivare primi, per ricevere attenzioni. Se il ragazzo etichettato come “il più popolare” presenta una capigliatura particolare e stravagante, i suoi coetanei stravolgerebbero del tutto i loro capelli, pur di ottenere questo primato. Purtroppo ciò conduce ad una errata formazione della personalità. L'adolescente non costruirebbe il suo carattere secondo i suoi gusti ma quelli altrui. Quando però un ragazzo ha la forza e la capacità di seguire le sue inclinazioni, viene deriso e maltrattato, per annullare la sua diversità e rendenderlo uguale agli altri. Ma quali sono i canoni della grande popolarità? L’idea che sono riuscita a formulare in questi anni è la seguente: bisogna sempre essere al passo con i tempi. Tutte le grandi mode vengono lanciate sugli smartphone. Qualsiasi novità, anche la più infantile, deve essere riprodotta dai ragazzi. Penso che la competitività e l’impedimento nell’ espressione propria siano dovute anche alla tecnologia. Se ti vesti, seguendo uno stile ritenuto dal web ridicolo, automaticamente vieni etichettato nel medesimo modo. Ormai è il web che manovra le nostre menti, annullando completamente noi stessi. Una cosa oscena a cui sto assistendo è come queste mode rovinino anche l’andamento scolastico dei ragazzi. Se le celebrità del web narrano della loro bassa condotta alle medie, i ragazzi si sentono obbligati ad imitare quel comportamento. Molti ragazzi con grandi potenzialità preferiscono seguire comportamenti trasgressivi e sentirsi grandi, che applicarsi allo studio. Preferiscono uscire con il pensiero martellante dello studio incompleto, piuttosto che divertirsi con la consapevolezza del loro studio completato. Personalmente, dopo una brutta esperienza, ho capito come sia paradisiaco il sollievo che si prova quando ci si diverte, senza pensare al mancato studio. Ora riesco tranquillamente ad alternare e completare perfettamente le due cose. Certo, ormai non provo più così tanto quel desiderio di uscire con i miei coetanei, ma questo non è un impedimento al divertimento. Ora riesco ad essere me stessa pur essendo una gazzella nera dentro una foresta di leoni bianchi. Ora come ora amo il mio essere diversa, perché le persone possano riconoscermi facilmente. Inoltre non ho il grande bisogno di essere la copia umana delle tendenze del web. Adoro essere me stessa, sapendo che diversità e accettazione possono convivere nella mia anima. Prima ridevano di me perché ero diversa, ora rido di chi rinuncia alla propria originalità.

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